Usare la leva fiscale per incentivare gli investimenti in software gestionali - Norme e Tributi Plus dell'8 luglio 2020

NT PLUS 8luglio2020

 

L'Italia è un paese poco digitalizzato, 24esimo su 28, secondo le stime della Commissione europea nel digital economy and society index -indicatore che valuta il livello di digitalizzazione dei paesi in termini di connettività, competenze digitali, utilizzo di internet da parte dei cittadini e adozione delle tecnologie digitali da parte di imprese e pubbliche amministrazioni - e con una forte differenza tra Nord e Sud.

 

La mappatura delle software house

All'interno di questa cornice si posiziona lo studio sul ruolo delle software house di applicativi gestionali nel percorso di digitalizzazione di imprese e pubbliche amministrazioni, fatto grazie a una collaborazione tra AssoSoftware e gli Osservatori digital innovation della School of management del Politecnico di Milano. I risultati della ricerca sono stati presentati l'8 luglio in un convegno in streaming. All'evento ha anche partecipato, per conto del Mise, Daniel De Vito, Capo della segreteria tecnica del ministero.

Sono 1.346 le software house italiane mappate dalla Ricerca nel campo degli applicativi gestionali - su un totale di oltre 27mila - hanno 93.964 impiegati e hanno un fatturato complessivo un fatturato di 14,9 miliardi di euro. Sommando a questo il valore della relativa rete di vendita (0,9 miliardi), il totale generato è pari a 15,8 miliardi. Le aziende di questo settore sono per la maggior parte piccole, il 74% detiene un numero di dipendenti compreso tra 10 e 50 e ha un fatturato inferiore a 10 milioni di euro, ma registrano una produttività significativa pari a 158.834 euro per dipendente.

Il 43% delle aziende mappate ha sede nell'area Nord Ovest del paese, seguita dal 25% nel Nord Est e dal 24% nel centro. Solo l'8% è collocata nel Sud e nelle Isole; le due regioni con il più alto numero di software house e le migliori performance di fatturato, sono Lombardia e Lazio.

 

L’offerta e la domanda

Sono in tutto 5.368 gli applicativi gestionali offerti nel mercato italiano dalle società monitorate; al primo posto per numerosità i moduli specifici per l'amministrazione e l'archiviazione (25% dei prodotti mappati); seguono il knowledge management (22%) e i software per i processi di core delle aziende, sia di back-end con la gestione delle operations (21%), sia di front-end nella gestione dei clienti e della relazione con i consumatori (21%). Ci sono poi i verticali per le imprese e le pubbliche amministrazioni, ovvero i software che integrano diversi moduli gestionali in una suite sviluppata ad hoc per uno specifico settore, seguiti a distanza dai moduli di gestione del personale (6%), di asset e risk management (5%) e di gestione della sicurezza IT (3%).

Il mercato italiano è dominato dalla piccola e media impresa, in cui gli investimenti in ricerca e sviluppo e la capacità di perseguire strategie di acquisizione in tal senso sono limitati; questo in parte spiega perché solo il 5% dei prodotti mappati dalla Ricerca incorpora funzionalità innovative, come artificial intelligence, big data analytics, blockchain e realtà aumentata.

Attualmente, nel mercato italiano del software gestionale, il 57% delle aziende detiene almeno un prodotto in Cloud all'interno della propria offerta.Un dato positivo che segna - secondo i curatori della ricerca - il consolidarsi di un'offerta italiana di software gestionali in Cloud, anche se con un certo ritardo rispetto alle grandi realtà internazionali.

«È la prima volta che, in Italia, - afferma Roberto Bellini, Direttore generale AssoSoftware - si può disporre di una fotografia super partes del settore, un vero e proprio censimento che permette di disporre di informazioni accurate sulle aziende, sui prodotti, sui modelli di business, sulle tecnologie adottate e sul grado di innovatività delle soluzioni proposte. Siamo certi che questa nuova consapevolezza delle capacità dei produttori di software potrà essere di ulteriore impulso al rilancio digitale del nostro Paese». Rilancio a cui il Governo potrebbe dare una spinta notevole – secondo il presidente di AssoSoftware Bonfiglio Mariotti – equiparando il trattamento fiscale degli investimenti in software gestionali effettuati dalle imprese a quelli previsti dai provvedimenti Industria 4.0 per i software di automazione o per l'hardware. Non è più accettabile questa distinzione che penalizza fortemente tutte le imprese, creando disparità di trattamento e ostacolando la digital trasformation del nostro tessuto imprenditoriale