Fattura elettronica, le prospettive dopo i primi mesi dal debutto - Quotidiano del Fisco del 23/07/2019

quot fisco 23.07

di Fabio Giordano, comitato tecnico AssoSoftware

L’agenzia delle Entrate, con il comunicato stampa del 2 luglio 2019, ha reso noti alcuni dati legati all’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica, nei primi sei mesi dal lancio. Numeri interessanti, che possono essere integrati con quelli forniti dal Politecnico di Milano (Polimi), che da molti anni si occupa della materia e ha costituito l’Osservatorio fatturazione elettronica & eCommerce B2B, con lo scopo dimostrare scientificamente il valore della fatturazione elettronica e della digitalizzazione dei processi B2B e di spingere il sistema Paese verso una più significativa e matura consapevole digitalizzazione, in cui la fatturazione elettronica è solo il punto di partenza.

 

In sintesi, nei primi sei mesi del 2019 abbiamo avuto:
•circa 1 miliardo di fatture elettroniche trasmesse tramite lo Sdi (Sistema di interscambio);
•3,3 milioni di operatori coinvolti;
•1.689 miliardi di euro il volume di transazioni, tra imponibile e imposta;
•un maggior gettito Iva di circa 350 milioni al mese.

Sul totale di circa 1 miliardo di documenti trasmessi:
•512 milioni (oltre la metà) arrivano da due sole regioni, ossia dalla Lombardia e dal Lazio;
•61,3 milioni dall’Emilia Romagna;
•58,5 milioni dal Veneto.

A livello geografico, la ripartizione delle fatture elettroniche emesse è stata la seguente:
•43% il nord-ovest;
•28% il centro;
•17% il nord-est;
•12% il sud e le isole, nonostante presentino un elevano numero di aziende (1,7 milioni).

Il 64% delle fatture è pervenuto da tre settori:
•28% commercio all’ingrosso e al dettaglio;
•19% utility (utenze acqua, luce, gas, eccetera);
•17% servizi.

Più in dettaglio, i settori maggiormente interessati sono:
•il commercio all’ingrosso e al dettaglio-riparazione di autoveicoli e motocicli, con 265.596.119 invii, da parte di 714.580 operatori;
•il settore della fornitura di energia elettrica e gas, con 183.294.866 invii;
•i servizi di informazione e comunicazione, con 161.857.886 invii;
•le attività manifatturiere, con 99 milioni di invii.

Molto interessante anche il dato sull’utilizzo dei sistemi di trasmissione delle fatture, che sono transitate per:
•il 54% tramite il canale Sftp;
•il 43% tramite Web service;
•il 2,5% tramite Pec;
•lo 0,5% tramite il portale web «Fatture e corrispettivi» dell’agenzia delle Entrate.

Tale informazione ci fa capire che l’invio delle fatture viene effettuato pressoché totalmente tramite i software gestionali, con un uso generalizzato di sistemi di trasmissione integrati tramite gli Hub delle software house oppure tramite gli Hub predisposti dalle grandi aziende (Sftp e Web service).

A livello di clienti destinatari i numeri sono i seguenti:
•il 54% è rivolta ad aziende B2B;
•il 44% è rivolta ai consumatori finali B2C;
•il 2% alle pubbliche amministrazioni, il cui numero rimane attestato sui valori dello scorso anno.

Principali problemi riscontrati dalle aziende
I principali problemi riscontrati dalle aziende riguardano:
•il numero limitato di campi a disposizione da compilare, che non sempre soddisfa le esigenze compilative delle aziende, costrette così molto spesso a integrare il file Xml con uno o più file Pdf di dettaglio;
•la dimensione del file Xml, che soprattutto in presenza di allegati Pdf, può diventare problematico da archiviare;
•l’impossibilità di inserire in fattura caratteri speciali e di diversi alfabeti (ad esempio cirillico, eccetera). La standardizzazione, peraltro, non è banale in un contesto caratterizzato da un numero elevato di imprese con esigenze molti diverse da filiera a filiera;
•il disallineamento tra le fatture transitate dallo Sdi e quelle presenti nell’area web del sito «Fatture e corrispettivi» dell’agenzia delle Entrate;
•i tempi di elaborazione da parte dello Sdi, che nella fase iniziale hanno raggiunto ritardi anche di alcune settimane.
Gli ultimi due problemi appaiono comunque in via di risoluzione e sempre meno frequenti.

Il bilancio
Secondo le previsioni formulate lo scorso anno dal Mef e dall’Osservatorio fatturazione elettronica & eCommerce B2B del Politecnico di Milano, nel 2019:
•si sarebbero dovute emettere in Italia 3 miliardi di fatture digitali;
•il numero di imprese interessate era stimato in 2,8 milioni, di cui 4.500 grandi aziende, 250 mila piccole e medie imprese, e 2 milioni e 550 mila micro imprese;
•il maggior gettito Iva era stimato in circa 2 miliardi di euro.

In sintesi, secondo le previsioni, erano interessate dalla fatturazione elettronica il 56% delle partite Iva italiane (cioè appunto 2,8 milioni di imprese). Non interessati, in quanto esclusi dall’obbligo, circa 2,2 milioni di soggetti, fra cui i titolari di partita Iva in regime dei minimi o forfettario, la cui soglia è di 65 mila euro, i medici (260mila), i farmacisti (75mila) e le società sportive dilettantistiche (63mila).

Tre le considerazioni che vengono naturali:
•la prima è che i soggetti che si sono avvalsi della fatturazione elettronica sono stati 3,3 milioni, contro una previsione di 2,8 milioni;
•la seconda è che il numero di fatture di 3 miliardi non sembra al momento in linea con un miliardo di fatture trasmesse nel primo semestre;
•la terza riguarda il gettito il cui dato prospettico di oltre 4 miliardi, rispetto al dato mensile di 350 milioni, appare quasi doppio rispetto al dato preventivato di 2 miliardi.

Per quanto riguarda il primo punto, sembra essere piuttosto evidente che abbia deciso di adottare la fatturazione elettronica anche un numero non irrilevante di operatori che non sarebbero stati obbligati ad adottarla. Questo dato è sintomo, secondo il Polimi, della «maturità digitale di alcune aziende, che hanno compreso le potenzialità di operare con standard condivisi all’interno delle proprie filiere di appartenenza e che riescono a vedere il digitale come un investimento utile per il proprio sviluppo e non come un costo». Stante che vi è in ogni caso un risparmio consistente a livello di costi, che sempre il Polimi ha stimato tra 5 e 9 euro per fattura, importo che può salire fino a 65 euro se si digitalizza tutto il ciclo dell’ordine.

Circa il secondo punto, una delle possibili motivazioni della diminuzione del numero delle fatture effettive rispetto al valore stimato, potrebbe essere quella che - per semplicità amministrativa - le imprese preferiscano ora emettere meno fatture, ma di importo più elevato, avvalendosi ad esempio della fatturazione differita a fine mese documentata con documento di trasporto (Ddt) o altro tipo di documento commerciale.
Peraltro sull’argomento in questi ultimi mesi l’agenzia delle Entrate ha più volte chiarito, con esempi anche “rassicuranti” - nei suoi diversi interventi interpretativi - quali siano le modalità di emissione delle fatture differite e quali documenti è possibile utilizzare per attestare ciascuna operazione, in attesa dell’emissione della fattura differita a fine mese.

Il terzo, e ultimo, è il punto più importante, perlomeno nell’ottica delle priorità del governo e della pubblica amministrazione. Il maggior gettito stimato lo scorso anno di 2 miliardi, è stato di fatto già raggiunto nel primo semestre, per cui le aspettative sono ora quelle di un maggior gettito atteso a fine anno di 4 miliardi. Il che comporterà effetti ulteriori, che si avranno il prossimo anno a livello di imposte dirette, laddove i maggiori imponibili delle fatture emesse nel 2019, si tramuteranno sostanzialmente in corrispondenti ricavi (ma anche costi), cui corrisponderanno prevedibilmente maggiori introiti a livello di Irpef, di Ires e di Irap.

Le prospettive
Una sfida vinta dall’Italia, anche se è costato a tutti una grande fatica. Un’Italia che col suo fisco telematico fa addirittura scuola all’estero, nientemeno che nei confronti della Germania e poi della Slovacchia. Infatti, alla delegazione del Parlamento tedesco, che ha fatto visita alla sede centrale dell’agenzia delle Entrate per studiare la fatturazione elettronica «made in Italy» e il suo potenziale in termini di lotta all’evasione e di semplificazione degli adempimenti, si è aggiunta di recente anche la delegazione slovacca, che sta valutando anche lei l’introduzione della fatturazione elettronica.

Come AssoSoftware, non possiamo che essere orgogliosi che - almeno in questo - l’Italia stia facendo da battistrada in Europa. Ora è possibile per tutti migliorare i propri processi amministrativi, grazie a un’integrazione che non si ferma più a ciascuna azienda, ma che inizia a unire tutti in un grande sistema amministrativo, comune all’intero sistema Paese.

Mentre l’agenzia delle Entrate potrà effettuare controlli sempre più efficaci e tempestivi sulle liquidazioni, sui versamenti dell’Iva e sulle compensazioni, con un effetto in termini di deterrenza elevatissimo. Il futuro ha ora prospettive davvero interessanti, anche per chi non voleva crederci. E speriamo che continui a crederci per primo il nostro legislatore, che ci ha offerto l’opportunità della fatturazione elettronica, anche se più per necessità di gettito che per lungimiranza. Ma va bene così.