La sfida della digitalizzazione - Italia Oggi 16-03-2016






Le proposte di Assosoftware sulla conservazione sostitutiva e la fatturazione elettronica
 

La sfida della digitalizzazione

 
Per il successo strategica l'alleanza tra pubblico e privato

Nel corso dell'ultimo anno l'esecutivo ha compiuto dei passi che si propongono di dare una spinta alla modernizzazione del paese attraverso l'adozione della Fatturazione elettronica e della Conservazione digitale nei rapporti con la p.a. e tra le stesse imprese. Gli obiettivi del governo e degli organismi preposti sono chiari e condivisi: combattere l'evasione fiscale, semplificare e limitare gli adempimenti per imprese e professionisti, snellire procedure e ridurre i costi occulti della burocrazia, ridare competitività al sistema economico, liberare energie e competenze professionali, colmare il grave ritardo culturale che ci separa dall'Ue e far compiere un salto di qualità al sistema Italia. Tuttavia lo scatto del paese verso un'economia che usi la leva digitale per crescere passa da una efficace e chiara alleanza tra pubblico e privato. Altrimenti il rischio che i passi compiuti siano dei passi falsi è concreto.

Vogliamo combattere l'evasione fiscale? Si può, rendendo obbligatorio l'invio dei dati di rilevanza fiscale delle fatture attive da parte di tutte le imprese. Così facendo sarebbero simultaneamente disponibili anche quelli delle fatture passive e si potrebbe estendere a tutti il beneficio di abbandonare spesometro, blacklist, intrastat e lettera d'intenti, creando nel contempo un repository a disposizione delle Entrate per un'efficace lotta all'evasione.

Vogliamo dare una spinta alla digitalizzazione nelle imprese? Per diffondere Fatturazione elettronica e Conservazione digitale occorre un segnale più forte e deciso. Gli incentivi previsti dal decreto legislativo n. 127/2015 per la trasmissione telematica delle fatture, o dei relativi dati, e dei corrispettivi previsti, non bastano. Proponiamo l'eliminazione di altri adempimenti: disponendo dei dati in formato digitale si potrebbe abolire l'obbligo del registro Iva e rendere i controlli più trasparenti, più semplici e diretti, arrivando a eliminare studi di settore e accertamento induttivo per queste categorie di contribuenti.

Vogliamo regole chiare e semplici, adempimenti sostenibili, senza ingerenze del pubblico nel mercato. Il ruolo auspicabile del pubblico è proprio quello di dettare le regole, predisporre le verifiche ed effettuare i controlli. In tutt'altra direzione va un'Amministrazione che oltre a stabilire le regole, realizza anche strumenti e servizi e li offre gratuitamente al mercato, pensando di facilitare e accelerare il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda digitale. Nel caso della Fatturazione elettronica e della Conservazione digitale la prospettiva è proprio questa. Noi affermiamo che, trattandosi di strumenti gestionali e non di adempimenti, questo non è terreno di competenza dell'azione pubblica: spetta al libero mercato offrire soluzioni per gestire i processi aziendali. Riteniamo che una soluzione gratuita pubblica sia utile se è sussidiaria al mercato e se rispetta le regole della libera concorrenza tra imprese. Nulla in contrario a soluzioni aperte a tutti, per gestire un primo livello di esigenze di bassa complessità senza interferire però con soluzioni professionali che assicurano la gestione integrata ed efficiente dei processi aziendali. Gli strumenti gratuiti non possono essere una risposta efficace ed esaustiva in quanto esiste già un'ampia e articolata offerta, per funzionalità e condizioni economiche, di soluzioni presenti sul mercato. In prospettiva, tali strumenti gratuiti, compresa la veicolazione delle fatture tramite Sdi, rischiano l'inefficacia ma anche di diventare fattore di disturbo e di freno nella relazione cliente/fornitore.

Si vuole rilanciare la crescita economica? Allora sarebbe più opportuno ridurre l'investimento pubblico per lo sviluppo di strumenti gratuiti (stimato in 20 milioni di euro/anno), indirizzando risorse per incentivare le imprese che passano al digitale scegliendo soluzioni di mercato. Per questo Assosoftware propone di introdurre un credito di imposta, anche solo in una fase di avviamento e commisurato alla spesa in digitalizzazione delle imprese, per stimolare l'adozione di nuovi strumenti, scalabili, più completi, rispetto a quelli gratuiti offerti, e integrati con i processi di gestione, per la digitalizzazione di imprese e studi professionali. Assosoftware presenterà queste proposte alle istituzioni e ai rappresentanti del governo oggi alle ore 10,00, a Roma presso la Biblioteca del Senato Giovanni Spadolini, Sala degli Atti Parlamentari.